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Le nostre recensioni
Cinema e Narrativa
Film La leggenda del pianista sull'oceano (Italia, 1998)
Regia Giuseppe Tornatore
Genere Drammatico
Interpreti
Tim Roth (Novecento), Pruitt Taylor Vince (Max), Bill Nunn (Danny Boodman), Clerenc Williams III (Jolly Toll Morton), Melanie Thierrie (la ragazza), Biall O' Brian (capo del porto), Gabriele Lavia (contadino), Heathcote Williams (dott. Klauserman), Brya Pringle (funzionario)
Musiche Ennio Morricone
Recensore Alberto Puliafito (Agosto 2000)
tratto da Novecento di Alessandro Baricco

Certe storie, rendono bene sulla carta.
Altre rendono sul video.
In teoria, "Novecento", il monologo teatrale scritto da Baricco, potrebbe rendere in entrambi i casi.
E infatti le premesse ci sono tutte! Curatissima la location (non voglio nemmeno immaginare quanto ci hanno speso!), il blu mare domina ovunque, l'atmosfera è ricostruita perfettamente (dal dramma degli emigranti al dramma personale di Novecento).

Però, qualcosa non funziona, nel film di Tornatore, a dimostrazione del fatto che in un film ci dev'essere un quid che va al di là del grande dispiego di mezzi, del massiccio uso di comparse (è stato rivoltato l'intero elenco degli iscritti all'Ufficio di Collocamento per lo spettacolo), della spettacolarizzazione.
Sarà la lunghezza, forse, a lasciarmi un ricordo non positivo di un film che comunque mi è piaciuto, in generale. Ripensandoci, a distanza, mi sembra che la storia fosse eccessivamente gonfiata, anche dopo i famigerati tagli!
Lo spunto, di per sé semplice, offerto da Baricco (in uno dei rari momenti in cui abbandona la sua pomposità), può essere l'ideale per una voce calda che racconta a teatro, non per un kolossal che fa quasi scomparire una componente intimista della quale è difficile fare a meno.

Per il resto, è il solito cinema di Tornatore, che personalmente trovo abbastanza gradevole (anche se decisamente ha fatto di meglio in "Nuovo cinema paradiso", dove non si è lasciato trascinare dalla pretesa di inscenare la grande storia).
Qui, forse esagera un po'.
Riscopre un Gabriele Lavia passato agli onori della cronaca per ruoli in film di dubbio gusto (forse più che per le sue interpretazioni teatrali), e altri di maggior rispetto (penso a Profondo Rosso); costruisce un duello a colpi di piano, che di per sé è divertente, molto western (guarda caso, musiche di Ennio Morricone), emozionante… ma alla fine lascia un po' il tempo che trova - tanto da valere a Tornatore la definizione di "puro trash all'italiana" e la citazione nel dizionario "Stracult", di Enrico Giusti. Traggo, a piene mani: "Ovviamente, nessun critico l'ha attaccato. Anzi, se n'è parlato quasi come di un capolavoro. A parte l'eroico Goffredo Fofi che, all'anteprima, incazzato, è andato via prima della fine" (sic!).
Pur non condividendo l'ira funesta di Giusti, che, chissà per quale motivo recondito, si scaglia contro Tornatore (demolisce anche "Una pura formalità"), bisogna ammettere che si poteva fare di più.

Ho trovato pacchiana e gratuita la scena del piano che "balla" in giro per la nave, perlomeno così come è stata realizzata… al solito, certe cose si dovrebbero lasciare sulla carta.
La struttura narrativa a flashback è un po' stantia, ma non vedo cos'altro si potesse fare. Per il resto, la regia è uniforme, le scelte stilistiche mi sono sembrate abbastanza azzeccate. Ecco, se vogliamo, il problema è proprio a livello di sceneggiatura.
Sulle musiche che si può dire? Sono belle e molto coinvolgenti. Da pseudo-musicista, poi, non posso che apprezzare la rabbia di "Novecento", che sfascia i dischi con le sue incisioni. "La mia musica va dove vado io!"… e da romantico inguaribile, l'amore "angelicato" di Novecento per la sua bella.

In generale, visto che ho amato il "monologo" e la sua rappresentazione teatrale, visto che amo le tematiche contenute nella storia, per questioni "di cuore", non riesco a darle un giudizio eccessivamente negativo. Però, oggettivamente, dal punto di vista strettamente tecnico il film cade più volte. È da vedere, comunque (così come da ascoltare la colonna sonora).

Per gli amanti delle statistiche, e per gli amanti delle belle donne, c'è da segnalare che Tornatore lancia, con questo film, il bel volto di Melanie Thierry. Poco dopo, la bella fanciulla, sarà nuovamente "oggetto" concupito (in maniera molto meno casta e pura) da un musicista, in "Canone Inverso" di Tognazzi.