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Le nostre recensioni

Titolo Buio - L'estate perduta
Autore Hugues de Montalembert
Genere Narrativa straniera
Editore Mondadori
Prezzo L. 24.000 - L. 27.000 (indicativi)
Recensore Fabio Battaglia (Agosto 2000)

Alcuni anni fa vidi Montalembert in una trasmissione di Maurizio Costanzo e rimasi colpito dalla sua vitalità, non meno che dai suoi occhiali d'acciaio, segno di una cecità addirittura ostentata, quasi provocatoria. E così, quando ho visto i suoi titoli sullo scaffale di una libreria, non me li sono lasciati sfuggire. Si tratta di opere veramente particolari e quindi ve le segnalo, anche se si tratta di libri ormai vecchi di qualche anno e quindi forse non facilissimi da trovare.

Montalembert, francese di nascita, è una di quelle persone che vivono di sensazioni forti ed hanno l'assoluta necessità di superare continuamente i confini di ciò che già conoscono.
In uno dei suoi libri racconta che fin da ragazzino raccoglieva in un luogo segreto tutte le chiavi che trovava, simbolo delle porte ancora chiuse che avrebbe aperto nel corso della vita. E così, appena raggiunta l'età dell'indipendenza, lasciò il suo paese nativo per lanciarsi in una vita di viaggi e di avventure ai quattro angoli del pianeta.
A New York, dove si era temporaneamente stabilito, faceva il pittore quando durante un'aggressione un malvivente gli lanciò dell'acido negli occhi, lasciandolo cieco.

Perdere la vista sarebbe un dramma per chiunque, ma è addirittura una tragedia per un uomo che vive di esperienze intense e che per di più fa il pittore, utilizzando quindi gli occhi come i principali strumenti di conoscenza e di espressione.
In Buio Montalembert racconta quella tragedia, i tentativi falliti di recuperare almeno in parte la funzione visiva, la disperazione, gli sforzi titanici, a volte quasi suicidi, per affermare ancora la propria esistenza, la propria autonomia (come quella volta che si inoltrò nel mare fino a non toccare più il fondo, rischiando poi di non ritrovare la direzione della riva, privo com'era del riferimento visivo).
L'estate perduta è invece il racconto di quando, qualche anno dopo, l'amore per una donna misteriosa e irraggiungibile lo distolse dal suo rifugio silenzioso e malinconico sulla costa portoghese per trascinarlo dapprima a New York e poi, sempre solo e cieco, nelle terre sconosciute del Kashmir himalayano e in altri paesi dell'Est asiatico.

Montalembert non è scrittore per vocazione, ma conosce bene l'arte di rendere con le parole l'intensità delle sensazioni e la profondità della sua ricerca esistenziale. E ciò che più colpisce è quanto le sue descrizioni e i suoi racconti siano pieni di elementi visivi: i paesaggi, le espressioni dei volti, le luci, i colori. Ad un certo punto, dopo una dettagliata descrizione della bellezza di una goccia di pioggia caduta nella polvere, che per un breve miracoloso istante si mantiene integra e perfetta per poi sfaldarsi e scomparire per sempre, Montalembert annota: "Io non ho mai visto né quella goccia, né le altre cose che descrivo: essere ciechi significa necessariamente essere visionari".