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Jack Vance: la Musica dei Mondi

profilo a cura di Marco Riva

Ho volutamente scelto questo titolo per introdurre la piu’ importante caratteristica di colui che e’ considerato il piu’ grande paesaggista della Fantascienza: John Holbrook (Jack) Vance.

I suoi libri possono essere estremamente impegnati o semplici semplici ed incredibilmente godibili, ma presentare sempre una eccezionale descrizione di tutto l’ambiente in cui si svolge il racconto: non solo il paesaggio, la natura o le città, ma anche le persone stesse e le loro occupazioni, il loro lavoro ed i loro hobbies sono minuziosamente descritti, come se l’autore avesse davvero potuto parlare con i personaggi del suo romanzo e tirar fuori da ciascuno di loro le piu’ segrete aspirazioni.

Non importa quanto il mondo descritto da Vance sia alieno, non importa se ci troviamo sperduti nelle sconfinate distese del "Pianeta Gigante" o se siamo minacciati dagli antichi abitatori di "Tschai", non e’ diverso volare con una astronave attraverso le sconfinate distese spaziali dei "Principi Demoni" dal solcare con una barca i mari nelle avventure di "Lyonesse" o del pianeta "Cadwal", non ci sono difficolta’ a comprendere le semplicita’ bucoliche di un "figlio dell’albero" o la magia di una "Terra Morente" in un lontano futuro quando il nostro sole si stara’ spegnendo, e nemmeno ci sentiamo veramente soli nella completa desolazione del suolo lunare... Non importa quanto il paesaggio o i personaggi siano differenti dal mondo in cui viviamo, essi sono sempre li’ insieme a noi durante la lettura e dopo, quando il romanzo e’ finito, restano ancora come parte di un desiderio inappagabile... una musica per la nostra mente.

Se leggere fantascienza vuol dire sognare avventure... leggere Jack Vance vuol dire partecipare ai nostri sogni piu’ proibiti...