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Particolarità narrative del Giallo

profilo a cura di Stefano Machera
Spazio Giallo

Il giallo, e il mystery in particolare, è normalmente considerato un genere letterario minore, di larga presa popolare ma di limitato valore artistico. È interessante comunque osservare che il mystery, ciononostante, presenta delle caratteristiche narrative uniche, che sono anche alla base della sua facile connotazione "di genere".


Come si riconosce un giallo?

Cosa distingue un giallo da un qualsiasi altro romanzo? Perché non diremmo che "I promessi sposi" sono un giallo? Eppure raccontano di numerosi crimini, e si deve attendere fino alla fine per sapere se i due malcapitati riusciranno a sposarsi (se non l'abbiamo indovinato dall'inizio). E "Delitto e castigo", nel quale c'è un bell'omicidio, un assassino ed un'indagine, è forse un giallo? Noi diciamo di no, e quando leggiamo Agatha Christie ci attendiamo qualcosa di diverso da un romanzo di Dostoevskij.
In realtà quello che caratterizza un giallo non è la presenza di un delitto e di un colpevole; è l'ignoranza del lettore. Noi lettori siamo tenuti all'oscuro dell'elemento essenziale della storia: chi, come e perché ha commesso il crimine.
Nei romanzi "normali", il lettore ignora ciò che deve accadere, e lo scopre gradualmente con la narrazione, seguendo il punto di vista dell'autore.
Nei gialli ciò che deve accadere è già accaduto, ed il lettore deve essere tenuto nell'ignoranza del passato della vicenda, fino all'intervento del deus ex machina che ristabilisce l'ordine costituito.






La posizione del lettore

Di norma, nei romanzi, man mano che l'azione procede, noi veniamo a sapere tutto quello che succede ed è rilevante per la storia. Azioni, parole ed addirittura pensieri dei personaggi ci sono resi noti, secondo quello che è il paradigma del "narratore onnisciente": chi ci narra la storia, che sia un personaggio o l'autore, è in genere in grado di dirci tutto ciò che vogliamo sapere (ed a volte anche di più, come il buon Manzoni che prende l'occasione della vicenda dei Promessi sposi per sconfinare nella saggistica storica).
Nel giallo, invece, noi non sappiamo, e non dobbiamo sapere, se non il minimo indispensabile per farci esclamare alla fine: "è vero, avrei dovuto capirlo!".






L'assassino e l'autore

Ma chi è che "sa"? Ci sono solo due figure che "sanno" l'unica cosa che valga la pena di sapere in un giallo, e cioè come e da chi è stato commesso l'omicidio: l'assassino e l'autore, che sono in realtà "complici" nel rendere difficile scoprire la verità, disseminando falsi indizi e cercando di mascherare quelli autentici.
Quindi il lettore deve essere tenuto all'oscuro sia degli atti dell'assassino, sia dei suoi pensieri. Ma dal momento che nel giallo l'assassino deve rientrare in una rosa di sospettabili noti, di nessuno di questi il lettore deve sapere abbastanza da permettergli di escluderlo come possibile colpevole.






L'investigatore

Il personaggio chiave del giallo è ovviamente l'investigatore. Partendo dagli stessi dati a noi noti, l'investigatore deve riuscire a ricostruire e a provare la verità. Ne consegue che mentre il lettore deve conoscere tutti i fatti noti all'investigatore, deve ignorare completamente i processi mentali che condurranno l'infallibile segugio alla soluzione.






A che serve la "spalla"?

Come abbiamo visto, un personaggio spesso presente nei gialli, a partire da Poe, è la spalla. La spalla è in genere un personaggio non decisivo nella vicenda, che accompagna l'investigatore nell'indagine, eventualmente fornendogli un aiuto più o meno marginale.
Come abbiamo visto, il giallo pone un problema specifico di tecnica narrativa: al lettore deve essere presentata la vicenda secondo una prospettiva che non è né quella (come nei normali romanzi) dell'autore, che escluderebbe qualunque enigma, né quella di alcuno dei personaggi significativi (investigatore, sospettati). Questa prospettiva "artificiale" deve però includere la conoscenza di tutti gli indizi disponibili all'investigatore.
Da qui, l'espediente di creare una figura narrativamente neutra che possa fare da "sponda" al lettore, esprimendo a parole quelli che potrebbero essere i pensieri stessi del lettore, e fornendogli un punto di riferimento più "umano" degli inarrivabili Holmes o Poirot. Si spiega anche il perché questa figura spesso compaia come narratore, risolvendo il problema del distacco tra autore e lettore.