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Ricordi...

di Mauro Salvetti
Spazio Creativo

"... Ma tu chi sei? "." Sono Mauro!".
"Mauro ... chi?". "Sono un amico del tuo papà".
"Non è vero, non ti ho mai visto prima".
Se qualcuno in più conservasse da adulto la sincerità e la spontaneità dei bambini, quanto più bello sarebbe il mondo.
"Beh ... è vero che non mi hai mai visto, o meglio, mi hai visto un paio di volte ma eri troppo piccola per ricordare, però tu ... il tuo papà lo conosci da ... quanti anni hai?"
"Sette e mezzo".
"Tu lo conosci da sette anni e mezzo, io lo conosco da quasi quaranta".
"Ohh!!" Un'espressione di stupore si disegna sul dolce viso della bambina dai capelli di grano, la bocca rimane aperta quasi a voler prolungare all'infinito il suo "Oh" di meraviglia e nei suoi grandi occhi, spalancati dietro gli occhiali vedo affollarsi mille domande ... Alla sua età quarant'anni sono una cosa enorme, incomprensibile, inimmaginabile.
Sono a casa di Giuliano "Ciano" Stenghel; sul suo secondo libro "La casa del Cielo" si è firmato "Sten" ma è sempre lui. Ci conosciamo fin dai tempi dell'Oratorio Rosmini, abitava proprio lì di fronte. Da allora le nostre strade si sono più volte incrociate, divise per lunghi anni e quindi ricongiunte solo per scoprire che attraverso vie completamente diverse eravamo giunti quasi alle stesse conclusioni e scelte di vita, dico quasi, poiché l'ultimo "scrollone" me lo diede proprio Lui con il suo libro "Lasciami Volare" e la lunga chiacchierata che ne seguì...
Chiara mi sta ancora guardando. È la sua bambina più grande, la figlia di Serenella che un tragico destino ha portato in Cielo troppo presto, ed è lì con i suoi occhioni che mi scrutano con aria interrogativa ....
"Mi racconti del mio papà?" mi chiede un po' titubante.
"Beh ... aveva un caratteraccio" le rispondo un po' imbarazzato e aggiungo: "ma sapeva anche essere gentile, riusciva a farsi voler bene facendosi perdonare qualche intemperanza".
Suonerà ancora la chitarra? Devo chiederglielo!
"Andavamo al "Bosco della Città" a suonare e cantare: Ad Auschwitz c'era la neve ... c'era la ne-e-ve ... e il fumo ... il fumo ... saliva lento". Facevo la seconda voce e di certo non avrei mai pensato allora che avrei finito per cantare nel coro "Bianche Zime", né tanto meno che avrei scritto delle canzoni. Si giocava a boccette all'Oratorio, e quando ci capitava di fare coppia eravamo praticamente imbattibili!"
Ci fu un Capodanno di quel periodo con un Film "Tora tora tora" seguito da una nottata a giocare a poker ... ma chi c'era? Il "Geri" e il "Lampadina" credo.
"Sai Chiara, avevamo cominciato a giocare a scacchi" ... e a fumare, e a studiare anche ... gli scacchi: "La partita dell'alfiere di Re" fu la prima, poi la "Spagnola" e avanti fino al mitico "Centro di partita" di Romanowsky ...
"E chi vinceva?" mi interrompe nuovamente la piccola.
"Forse è meglio chiederlo a lui". A dire il vero eravamo entrambi convinti di essere "il più forte giocatore di Rovereto" comunque non c'era nessuno che potesse vantarsi di batterci regolarmente.
"Ma, dimmi Mauro, era bravo a scuola il mio papà?"
Cerco spudoratamente di eludere la domanda ... "Sai che siamo stati anche compagni di banco?" Come faccio a dirle che la media di classe superava le dieci insufficienze "a testa", che giocavamo a battaglia navale durante le lezioni e che quando ci interrogavano a volte nemmeno uscivamo dal banco. Ancora oggi mi chiedo a volte come abbiamo fatto a prendere quel benedetto diploma.
"Dai, racconta!" la piccola peste mi richiama bruscamente alla realtà.
"Organizzavamo qualche festa la Domenica pomeriggio, "festini" si chiamavano allora. A volte il Sabato sera andavamo a ballare, a Nago con il juke-box o al Minirock di Rovereto. Ricordo un fine settimana in tenda ... e ci fu pure un Capodanno in montagna. Abbiamo anche iniziato a giocare a Bridge, il Bridge cara Chiara, è un gioco di carte molto bello. Pensa, che durante il servizio militare, io e il tuo papà ci scrivevamo spesso. Purtroppo, finita la "naja" Giuliano si è dedicato quasi completamente all'alpinismo e ci siamo un po' persi di vista ... Lo sai che ho conosciuto anche la tua Mamma?".
"Davvero?" quasi scalpita sulla sedia dalla curiosità.
"Certo, non bene però, perché l'ho vista solo poche volte". Una smorfia di delusione arriccia le labbra della bambina facendola diventare improvvisamente seria seria. "Una serata in particolare mi è rimasta impressa ... un ultimo dell'anno passato all'allora CRAL di Borgo Sacco, abbiamo anche ballato io e la tua mamma, un valzer era, ballava come una piuma. Ho saputo poi .... che eri nata tu ..."
Ho sofferto in silenzio per la malattia e la morte di Serenella, al pensiero del dramma di Giuliano, perché sapevo "quanto" l'amasse e quanto questo amore lo avesse cambiato ... come si addolciva il tono della sua voce quando parlava con Lei, di Lei. Un colpo che pochi uomini sarebbero stati in grado di superare! Eppure conoscevo la grande forza d'animo del "Ciano", il suo coraggio, tanto che una volta parlando con Mariano, gli dissi: "Se c'è uno che ce la può fare questo è Lui". Ho vissuto tutto questo da lontano, in disparte, un po' per pudore, un po' perché non avrei saputo cosa dire, però non ho mai dimenticato ed un giorno, pensando ai tuoi genitori, come per magia è nata una canzone ... così, da sola ... senza fatica, quasi "qualcuno" di lassù mi avesse usato da antenna ricevente ... ieri non c'era nulla, ed il giorno dopo, parole e musica erano là.
"Me la canti?" insiste Chiara.
"E' un po' difficile farlo. Essendo una canzone per coro, racchiude diverse melodie e non l'ho ancora finita. Vedi, non sono proprio un musicista, ho scritto questa canzone solo perché sentivo la musica nascere in me ... però adesso mi servirebbe una mano di un "esperto" per finirla, ma se vuoi posso farti leggere le parole.
"Leggimele tu!" Mi dice, con un sorriso che intenerirebbe un Lanzichenecco.! E così, ormai conquistato, obbedisco: tiro fuori dal portafoglio un foglietto, piegato e ripiegato tante volte che ormai le parole in certi punti sono quasi cancellate, lo apro con attenzione per non romperlo, mi schiarisco la voce e ...
"Vorrei Volare è il titolo".

VORREI VOLARE
dedicata all'amico Giuliano "CIANO" Stenghel

Quando l'amore è sincero, è un segno dell'Amore di Dio in terra.
La mia bella mi ha lasciato e quando un giorno la raggiungerò
"su quella stella"
resterà per sempre sulla terra un po' del nostro amore . . .
la nostra bambina.

Nel cielo azzurro una stella appar
e col mio cuore vorrei volar
vorrei volare dalla mia bella
vorrei volare su quella stella
su quella stella al di là del mare
che senza quella non so più amare

O mio Signor tu che sai leggere nei cuor
tu puoi capire ch'è sincero quest'amor
fa sì che un giorno quando tutto finirà
su questa terra un nuovo fiore nascerà

Dalla mia bella vorrei tornar
nel cielo azzurro vorrei volar
vorrei volare dalla mia bella
vorrei volare su quella stella
da quella stella non può tornare
ma senza quella non so più amare

O mio Signor tu che sai leggere nei cuor
fa sì che possa un dì raggiungere il mio amor
fa sì che un giorno quando tutto finirà
su questa terra un po' d'amore resterà