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Contatto

di Stefano Machera
Spazio Creativo

Appena la sveglia entrò in funzione, Hank si svegliò di soprassalto. Mentre il suo sguardo si volgeva meccanicamente agli strumenti di bordo (ma era più che altro un'abitudine, i sistemi di controllo dell'astronave, ultrasicuri e ultraridondanti, avrebbero già segnalato un eventuale guasto), la sua mente era presa dall'eccitazione del momento.
Dopo milioni di anni, stavano per entrare in contatto con una civiltà aliena... e sarebbe stato proprio Hank a farlo. Era una prospettiva che non riusciva neanche a capire completamente, era un po' come sentirsi in un libro di storia.
Ma a queste cose avrebbe potuto pensare nel lungo viaggio di ritorno. Ora, mentre entrava nel sistema solare del pianeta obiettivo, aveva ben altro da fare.

Per fortuna, alla navigazione pensavano i computer; ma la procedura di approccio era un problema suo. Sin dal momento in cui il Centro per la Ricerca Esobiologica, dopo quasi due secoli di ricerche infruttuose, aveva dato l'annuncio di aver intercettato segnali inequivocabili di vita intelligente, tutte le forze della Federazione Planetaria si erano dedicate a progettare il momento del contatto. Procedure, tecniche di comunicazione, criteri di sicurezza, rischi microbiologici, tutto era stato preso in considerazione, analizzato, programmato. Ed era logico: lui, Hank, si sarebbe trovato da solo di fronte ad un intero pianeta; non avrebbe avuto a disposizione esperti delle varie discipline, chimici, biologi, militari. Quindi era necessario che tutte le possibilità fossero già previste, tutte le procedure operative decise... o almeno tutte quelle che si era stati capaci di immaginare. Gli ordini erano chiari: Hank doveva procedere ad un'approfondita analisi preliminare del pianeta, e, di fronte al minimo elemento incognito, non previsto, la missione doveva essere abortita. Troppi erano i rischi di esporsi impreparati ad una civiltà tecnologicamente avanzata e potenzialmente ostile.

Mentre si avvicinava al pianeta, percorrendo una curva di caduta libera come se fosse un frammento di asteroide qualsiasi, attivò i sistemi di analisi. In realtà, avevano già intercettato abbastanza trasmissioni da comprendere il sistema utilizzato dagli alieni. E' sorprendentemente simile al nostro, pensò: le comunicazioni sono prevalentemente basate su trasmissione di onde elettromagnetiche modulate, utilizzando emettitori a terra, ripetitori, satelliti... insomma una tecnica molto simile a quella che noi usavamo solo qualche decennio fa. Ora però si trattava di analizzare e comprendere.
Il materiale era abbondante, e anche se sul pianeta c'era traccia dell'esistenza di diverse lingue, la maggior parte delle comunicazioni sembrava usare una lingua comune. Bene, sarebbe stato più semplice decifrarle. I programmi di analisi linguistica realizzati dai maggiori esperti universitari entrarono in azione... e funzionarono. Anche solo questo era un risultato straordinario: dunque il principio secondo cui l'evoluzione del linguaggio non era un fenomeno puramente casuale, ma seguiva certe regole, tendeva ad ottimizzare certe strutture semantiche, era confermato anche a decine di anni luce di distanza, in un mondo completamente estraneo. La teoria era che la funzione del linguaggio come mezzo di trasferimento dell'informazione ne modellava la struttura, che poteva evolvere secondo un numero finito di linee alternative; e la teoria riceveva ora la più autorevole ed insperata conferma.
Mentre il computer cominciava a trasformare i dati che riceveva in comunicazioni dotate di senso, e a classificarle secondo il loro tipo e la funzione, Hank cominciò a esaminare la struttura delle comunicazioni sul pianeta. Era notevolmente avanzata: una rete capillare copriva praticamente l'intero pianeta, permettendo comunicazioni pressoché istantanee e la condivisione di enormi patrimoni informativi. Scorrendo a caso le informazioni che il computer stava organizzando, trovò enormi archivi sulla Storia, la Filosofia, l'Arte, la Scienza. Soddisfatto e incuriosito, cominciò a studiarli.

Diverse ore dopo, Hank era perplesso. Aveva trovato più di quanto si aspettasse: in migliaia di anni di civiltà documentata, la specie che abitava quel pianeta aveva fatto progressi enormi, e raccolto tesori di conoscenza. La Filosofia, l'Arte, avevano raggiunto livelli forse superiori a quelli del suo pianeta natale. Eppure c'era qualcosa di strano: era come se nei tempi recenti un tarlo, un virus fosse penetrato in quel mondo e ne avesse minato la creatività, la profondità di pensiero. Doveva esserci di più, doveva esserci un motivo... eppure era una sensazione evanescente, come se sfuggisse alla stessa consapevolezza degli abitanti del pianeta. Era qualcosa che affiorava qua e là, ma che sembrava spiegare una certa frammentarietà del pensiero e delle arti recenti. Hank decise di approfondire lo studio.

I giorni passarono, e Hank non riusciva a dormire. Ultimamente, poi, anche per distogliere la mente dal faticoso ispezionare biblioteche universitarie e banche dati mondiali, aveva cominciato ad analizzare le comunicazioni commerciali, quelle di intrattenimento, insomma quelle che gli alieni producevano per allietare il loro tempo libero. Aveva cominciato quasi per svago, più che altro per cercare di capire meglio la psicologia di questa specie, ma poi, col passare delle ore, la sua attenzione cominciò a concentrarsi. Cominciò ad evitare i notiziari, le trasmissioni informative... quelle avevano una struttura abbastanza ovvia... ma il resto... Interruppe il programma con cui il computer stava analizzando la storia geologica del pianeta, e cominciò un'analisi approfondita di quelle comunicazioni.

Era così. Faticava a crederci, ma non c'era dubbio possibile. Gli scienziati, prima della sua partenza, avevano ipotizzato migliaia di scenari, e, incredibilmente, avevano previsto anche questo. E le conseguenze erano chiare, la procedura da adottare univoca. Mentre l'astronave depositava lentamente in orbita stazionaria la settima mina a fusione, Hank controllò per l'ennesima volta le proiezioni del computer, ben sapendo che non c'erano errori. Era un caso unico, fra tutti gli scenari di interazione con una possibile civiltà aliena: il risultato era chiaro, completamente predeterminato. Nessuna strategia politica, nessun impiego di tecnologia, nessuno sforzo economico avrebbero potuto modificare il risultato finale: la distruzione della civiltà come Hank la conosceva. E anche se lui avesse lasciato quel sistema solare senza entrare in contatto con gli alieni, era solo questione di tempo. Gli alieni avevano programmi di ricerca della vita nell'universo molto simili, e presto o tardi sarebbero stati loro a trovarli.
Tutte le mine erano in posizione.
Eppure... quei tesori d'arte, di letteratura... che narravano vita e sensazioni così incomprensibili per lui, eppure così universali... Hank rilesse la storia del pianeta, e vi trovò, ancora una volta, la conferma, il segno dell'inevitabile distruzione della civiltà. Non c'era niente da fare: la procedura era chiara, e a lui spettava di applicarla.

Ora il pianeta rimpiccioliva nello schermo dell'astronave, bianco e azzurro, con quell'eccesso di ossigeno che lo avrebbe costretto ad indossare la tuta riducente se mai fosse sbarcato... ma non sarebbe mai sbarcato nessuno, su quel pianeta, lui sarebbe rimasto l'unico ad averlo visto, ad averne contemplato gli strani oceani e gli ammassi di vapore acqueo, le montagne e le città illuminate, che di notte ne ridisegnavano il paesaggio...
Hank distolse lo sguardo. Era difficile, la cosa più difficile che avesse mai fatto. Mandò sul computer la registrazione di una di quelle trasmissioni che, dopo settimane di studio, di dubbi, ed alla fine di incredulità, gli avevano dato la chiave per capire cosa era accaduto su quel pianeta. Mentre un conduttore (erano buffi, con quegli occhi in continuo movimento) parlava con una donna che si era collegata a distanza con lui, Hank afferrò il comando che avrebbe fatto esplodere le mine, e con esse tutto il pianeta.
Si fosse trattato di un virus esotico, pensò, avremmo trovato la cura. Se fossero solo stati aggressivi, guerrafondai, saremmo riusciti a tenerli a bada. Ma questo...
I cuori gli pulsavano forte, mentre metteva lentamente il dito sul pulsante. Istintivamente, chiuse le membrane nittitanti sugli occhi, e poi anche le orecchie, proprio mentre la trasmissione arrivava al suo culmine. "Allora, signora", fece ancora in tempo a sentire, "per ventimila dollari, quanti sono i fagioli nel barattolo?" "Oh, la prego, mi dia un aiutino!..."
Hank premette il pulsante senza esitare.