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Autobiografia

di Loredana Bua
Spazio Creativo

Ti ricordo ancora,
mio caro monte Pellegrino.
Ricordo la tua maestosa forma,
i tuoi colori aberrati,
la tua fredda nebbiolina
nel freddo dei mattini d'estate.
Ricordo l'odore di foglie bruciate,
i nespoli carichi di gemme di sole,
le basse case coi fumanti comignoli.
Ricordo le foto che ti ho scattato
a vent'anni, forse qualcuno in più.
Volevo ricordarti,
riaverti sotto gli occhi
per riavere in mente me,
quei giorni lenti e pigri
d'estati lontanissime,
quando mi guardavi giocare
e ti chiedevo curiosa:
"Che c'è di la'? Che c'è dietro te?"
Non immaginavo niente:
ti credevo i confini del mondo.
Non sapevo cosa c'era di là,
vivevo solo la meraviglia
dei silenzi di luna
e delle prepotenze del sole,
quando sorgevano dietro te,
ed io guardavo il nero della notte,
il vuoto del cielo,
contavo le stelle.
Eri tu, eri lo specchio
dei miei anni più belli,
l'ignara infanzia fatta di giochi muti,
di disegni sull'ardesia fatti con l'acqua
e che se ne volavano via, in un secondo;
di scricchiolanti altalene,
di un rosso triciclo e di lucertole verdi,
della signora Maria che, intenerita,
mi fischiava nascosta dalla tenda
del suo bel verone, dei suoi anni d'argento,
ed io mi guardavo attorno stupita,
senza vedere mai nessuno,
e lei rideva in silenzio, e fischiava ancora.
Tu la vedevi, caro monte Pellegrino.
Chissà quanto hai riso di me,
delle mie domande, dei miei giochi inventati,
del desiderio di scavalcare la finestra,
delle grida di meraviglia per sentire l'eco,
del respiro profondo delle tue essenze.