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L'evento: FANTASCIENZE

a cura di Camillo Giudice

Il mese scorso si è svolto a Venezia un ciclo di conferenze sul tema 'Fantascienze', nell'ambito del progetto 'Fondamenta: Venezia città di lettori'. Purtroppo ho potuto partecipare solo agli incontri della giornata di sabato 5 febbraio e non a quelli della domenica seguente, tuttavia presento agli amici di 'Libriamoci' le impressioni che ho potuto ricavare dalla prima serie di interventi.
L'evento si è aperto con un discorso dell'ospite d'onore Robert Sheckley, noto a tutti i lettori di fantascienza per la sua capacità di andare fuori dagli schemi e di proporre visioni alternative della sf già a partire dalla cosiddetta 'epoca d'oro' degli anni 50 negli Stati Uniti. Sheckley merita un'attenzione particolare perché alcuni suoi racconti son noti anche al di fuori dell'ambiente fantascientifico ed anzi sono portati a bandiera delle potenzialità effettivamente letterarie del genere: si ricorderanno fra tutti Sentinella, La settima vittima, Opzioni.
L'intervento è stato abbastanza veloce ed imperniato sui caratteri della crisi che la fantascienza sta attraversando, a parere dello scrittore americano, negli ultimi tempi. In anni passati, risalendo addirittura agli anni '50 e '60, secondo Sheckley c'era più capacità di sognare negli autori, che ora invece utilizzano frasari ed ambientazioni futuristici solo per riproporre avventure già raccontate da Twain o Dumas, in chiave spaziale. Tutto ciò anche per i cambiamenti sociali e culturali avvenuti dagli anni '30 ad oggi, che permettono di considerare 'banale' un teletrasporto e un phaser, 'scontata' una spada laser e quasi infantili i concetti di imperi galattici e matrici di dati. In sintesi ora la sf non è più letteratura di frontiera, non crea più qualcosa di nuovo, ma utilizza concetti già collaudati limitandosi a svagare e divertire, mentre in passato apriva la mente e investigava nuove possibilità. La stessa Internet e la realtà virtuale, che offrono grandi spunti, sono snobbate a favore di romanzi eroici e remake.
Dalle note dolenti e rassegnate di Sheckley è subito nato un interessantissimo dibattito tra gli spettatori e gli altri partecipanti al convegno. Si sono discussi vari punti di questa cosiddetta crisi, che chiaramente tale non è per scrittori in auge come Vinge o Simmons. Anzi, come ha ribattuto il compagno di Pat Cadigan (scrittrice che non conoscevo ma di cui mi ripropongo di leggere qualcosa in futuro... anzi se qualche SIGista ne sa qualcosa mi sentirei di chiedergli una recensione!), da un altro punto di vista si può a buon titolo sostenere che la fantascienza ha conquistato la società, la domina e ne pervade gli aspetti quotidiani: persino Star Trek è banale, i cellulari da polso sono realtà, viviamo realmente nell'ambiente sognato da scrittori del passato.
Piuttosto si deve registrare uno scollamento del concetto stesso di fantascienza: la scienza non è più galileiana, la tecnologia e le simulazioni hanno spostato l'orizzonte sperimentale oltre la fantasia, il mondo presenta altri aspetti oltre alla conquista scientifica, la realtà stessa va più veloce dell'immaginazione, e quindi la stessa fiction ha trovato altri canali: la rinascita del fantasy, della cronaca, dei mallopponi di spionaggio e avventura ed economia.
In questo contesto la fantascienza può risiedere nel metodo di raccontare più che nell'ambientazione: non a caso il tema della giornata è "Fantascienze", e tra gli ospiti (ahimè il suo intervento era fissato per domenica) era presente Geoff Ryman, che è famoso per il suo "libro" 253, un'opera consultabile solo su computer dato che è un ipertesto, e presenta i passeggeri di un vagone di metropolitana mentre si osservano tra loro, saltando da uno all'altro a seconda di come li vuole vedere il lettore. Insomma un'opera variabile e personalizzabile che suggerisce nuove forme di contatto tra scrittore e "fruitore".
Un altro tema dibattuto è la massificazione del fenomeno: dai romanzi di 200 pagine si è arrivati allo standard attuale di 5-600 pagine, i racconti sono morti e ciò inibisce nuovi scrittori che invece negli anni d'oro potevano campare con singole idee, con racconti mensili e così via, senza muovere grandi case editrici. A questo proposito gli anglosassoni presenti in sala hanno dimostrato di essere più orientati al futuro rispetto a noi, in quanto hanno subito ribattuto che l'esistenza di Internet ha demolito le tirannie degli editori dato che assicura canali distributivi a chiunque possieda un pc, idea ancora un po' lontana dall'immaginario dei presenti in sala.
A seguire il dibattito sono intervenuti Vittorio Curtoni e Luigi Cozzi, nomi storici del panorama fantascientifico italiano, che con l'aiuto di Stefano Carducci, nella parte del classico lettore appassionato, hanno analizzato l'evolversi storico della scena fantascientifica nel nostro paese dagli anni 50 ad oggi.
La vera rivoluzione della sf è arrivata nel 1970 grazie ai film di Lucas, che hanno consentito ad un genere letterario "minore" di uscire dal ghetto degli appassionati per presentarsi al grande pubblico. Solo sull'onda dell'avventuroso - fantastico si sono recuperati capolavori prima incompresi come il 2001 di Kubrick, e pertanto non ci si può ora lamentare della massificazione del fenomeno. A questo proposito l'Italia si può considerare esemplare, dato che fin dall'inizio ha snobbato racconti e storie brevi (la collana Urania racconti è durata meno di tre anni) per concentrare la propria attenzione su Urania-romanzi e rendere quasi una tradizione popolare la lettura di fantascienza.
Proprio l'allargamento del pubblico, che peraltro si può apprezzare dato che oggi non si è più considerati degli stravaganti intellettuali se si dice che si va a vedere un film di fantascienza, è alla base della perdita di raffinatezza riscontrabile nelle produzioni moderne. Tuttavia i romanzi d'avanguardia e le opere interessanti ci sono sempre, bisogna solo avere il buon gusto di saperle scegliere.
La serata si è conclusa con un video di Rambaldi, presente in sala ma a dire il vero poco comunicativo, sugli effetti speciali cinematografici.